Sotto la grande quercia il paese museo

rogolone-01

Inaugurato un progetto unico che ha trasformato il Comune in una monumentale raccolta.

Tutelate strade, edifici e prati: in Val Sanagra tutto è diventato un reperto da conservare.

Nel Paese Museo nulla è lasciato al caso. E così nella grande famiglia dell’Ecomuseo della Val Sanagra inaugurato ieri, il primo del Comasco e tra i primi della Lombardia, accanto al magnifico Rogolone – tra i 150 alberi monumentali d’Italia – sono entrati una antica fornace, ma anche gli alpeggi del paese, una torre storica, edifici di arte sacra, borghi e nuclei urbani oltre a molto altro, compreso usi e costumi locali e pure il dialetto. In pratica mezzo paese da ieri fa ufficialmente parte di un museo. Edifici, strade, alberi e prati inclusi.

L’obiettivo è raccogliere, conservare e valorizzare la nostra eredità, fatta di storia, persone, luoghi, mestieri, arti – sintetizza il vicesindaco Enrico Nogara – abbia- mo due anni di tempo, seguendo le scadenze regionali, per riempire di contenuti questo meraviglioso contenitore. Cos’è l’ecomuseo? Un museo tradizionale espone una collezione, un ecomuseo un patrimonio. Credo non ci possa definizione migliore.

Per Grandola ed Uniti si tratta di una svolta epocale. Il progetto parte da lontano: nasce dalla passione di Pietro Tedesco, presidente della locale Associazione Arte, Storia, Natura, di Attilio Selva, esperto naturalista, e di tante altre persone, tra cui l’ex sindaco Natale Butti. «Oggi raccogliamo i frutti di questo lavoro – conferma Enrico Nogara – l’istituzione dell’Ecomuseo è un punto di partenza: per esempio la valorizzazione dei nuclei storici può essere un incentivo anche per i privati a riqualificare case, corti e quant’altro. La proprietà dei beni resta co- munque privata. Dopo il riconoscimento, peraltro, ci siamo già attivati per ottenere dei finanzia- menti che ci permettano di allargare il progetto». Notevoli le potenzialità in chiave turistico-culturale. «Oltre ad affermare la particolarità del nostro territorio sono sicuro che riusciremo ad atti- re l’attenzione di un tipo di turismo oggi molto attento alle risorse storico-naturalistiche».

Articolo di Marco Palumbo pubblicato su Il Giorno, Lunedì 26 Settembre 2011 (leggi originale →)